La maggior parte dei non addetti ai lavori, quando pensa allo psicologo, ha in mente l’immagine di Freud che prende appunti, mentre il suo paziente sdraiato sul lettino racconta sogni ed esperienze dell’infanzia. Per altri, lo psicologo è solo una persona con cui fare quattro chiacchere, paragonabili a fugaci confidenze fatte al lavatoio del parrucchiere. Ci sono altri pregiudizi che cercano di etichettare questo lavoro, perciò è bene chiarire: lo psicologo non è “il dottore dei matti”. Innanzitutto, perché ci sarebbe ampiamente da discutere su chi siano “i matti”, in secondo luogo perché non è solo quello.
Quindi, chi è lo psicologo?
Iniziamo dal percorso: lo psicologo frequenta l’università, consegue due lauree (una triennale e una magistrale), frequenta un anno di tirocinio professionalizzante (1000 ore di formazione pratica sotto la supervisione di un collega più esperto) ed infine supera un esame di stato che certifica la sua idoneità a svolgere questo lavoro, passaggio propedeutico all’iscrizione all’albo regionale, senza cui non è possibile esercitare la professione. E non finisce qui: la formazione deve essere continua nel tempo e il lavoro deve essere guidato dai principi del Codice Deontologico.
Questa serie di dati, non vuole essere semplice vanità, ma una presa di consapevolezza. Quando vi rivolgete ad uno specialista per un problema, pretendiate qualcuno che abbia dedicato il giusto tempo per la propria formazione, per garantirvi professionalità.
Ora arriviamo ai fatti. Per definizione “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.” (Legge 81 febbraio 1989 n. 56).
Questo implica che ci siano diversi ambiti di intervento della psicologia, non solo la parte clinica maggiormente rappresentata in TV. Si rivolge allo psicologo sia chi ha una psicopatologia, come la depressione (per la terapia è necessario uno psicoterapeuta), sia chi ha bisogno di aiuto per superare un periodo difficile, come per esempio un lutto o una separazione. Ma non solo: anche le persone che hanno difficoltà di memoria, per esempio, si possono rivolgere allo psicologo: per imparare a gestirle e seguire un percorso per potenziare o riabilitare questa funzione.
Si possono trovare molti altri ambiti: psicologia dello sport, sociale, dello sviluppo, del lavoro e delle organizzazioni, perfino psicologia del traffico…ma per l’approfondimento di questi, rimando a colleghi più esperti in materia (non siamo tuttologi, siamo professionisti specializzati).
In generale, lo scopo dello psicologo è portare un miglior livello di benessere. La psicologia non è magia: si studia un comportamento o un problema, si ipotizzano delle soluzioni e si verifica scientificamente la loro efficacia. Si porta benessere senza bacchette magiche a risolvere miracolosamente i problemi, ma con esercizio e a volte qualche lacrima (non necessariamente, non allarmatevi!). Ciò che rende diversa e per certi versi affascinante la psicologia è la componente umana da cui non possiamo prescindere: in primo luogo, ci sono la relazione e la fiducia. Questo non accade necessariamente al primo incontro: i primi colloqui servono per conoscersi e capire se la persona che siede dall’altra parte della scrivania e ci ascolta, può diventare la persona con cui intraprendere un percorso di crescita.
Per concludere, lo psicologo è una professionista della salute mentale che si occupa di diversi ambiti attraverso tecniche e strumenti propri della professione, con lo scopo di aiutarvi a raggiungere un obiettivo realistico di benessere, attraverso un percorso da affrontare insieme. Ah, non legge nella mente e non manipola i pensieri, state tranquilli.
